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Cambiare significa osare

Picasso, P. (1939). Pesca notturna ad Antibes

Cambiare è difficile: la nostra mente oppone una forte resistenza verso il nuovo, legandosi a tradizioni, idee già metabolizzate, preconcetti. Questa attitudine umana è presente da sempre, tant’è che ne parla Arthur Schopenhauer in uno scritto del 1851. È passato più di un secolo e pare non sia cambiato proprio nulla. Però una buona notizia c’è: se lo vogliamo, possiamo allenarci al cambiamento, ad esempio coltivando il cambiamento intenzionale. Si intendono “cambiamenti intenzionali” tutti quei processi di cambiamento che scegliamo di percorrere e sui quali esercitiamo la nostra volontà (iniziare un corso sportivo, aumentare le ore di sonno, trascorrere più tempo all’aria aperta, etc.). Si tratta di piccoli gesti, ma il mondo si cambia un passo alla volta.

Tratto da: Schopenhauer, A. (1851). Parerga e paralipomena

Quando una verità fondamentale nuova e perciò paradossale fa la sua apparizione in questo mondo, essa incontrerà sempre un’opposizione generale che sarà tenace e durerà il più a lungo possibile; anzi, si cercherà di negare quella verità perfino quando l’opposizione avrà cominciato a vacillare e sarà già quasi sconfitta.

Intanto essa continua la sua azione di nascosto e come un acido corrode tutto intorno a sé, finché tutto non sia minato: allora si sentirà di tanto in tanto un’esplosione che spazza via tutti gli errori, finché, d’un tratto, si ergerà dinnanzi a noi, simile a un monumento disvelato, la nuova costruzione del pensiero, ora riconosciuta e ammirata da tutti.

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Nessuno può capire nessuno, se non con il cuore

Lewis, C. J. (1880). Reading at the window

Questa sera riflettiamo sulla comunicazione,  con un brano tratto da Palomar, di Italo Calvino, a partire da una domanda: perché risulta così difficile comprendersi? Svelare il nostro mondo interiore agli altri o, al contrario, rendere intellegibile il nostro sembra un compito particolarmente arduo. Eppure un “traduttore” comune esiste, ed è una sorta di esperanto del cuore. Il suo nome è empatia.

Tratto da: Calvino, I. (1983). Palomar

Nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha nessuna relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso? […]

La vita d’una persona consiste in un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché conti di più dei precedenti ma perché inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico, ma risponde a un’architettura interna.

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Anagrammi e giochi linguistici

In questa pagina troverete una selezione di anagrammi e giochi linguistici adatti anche ai bambini.

  • Anagramma: per risolvere un anagramma dovete trovare una nuova parola utilizzando tutte le lettere della parola di partenza (non potete aggiungere né togliere lettere).
    Esempio: CANE → CENA

Metagramma: per risolvere un metagramma dovete trasformare la parola iniziale in quella finale entro un certo numero di passaggi (né più, né meno), modificando una sola lettera della parola per ciascun passaggio. Ad ogni passaggio dovrete formare una parola di senso compiuto.

Esempio: per passare da CANE a CONO i passaggi potrebbero essere CANE, CENE, CENO, CONO.

1. Anagrammi


Soluzione: carico.


Soluzione: gentilezza.


Soluzione: due amici.


Soluzione: non umiliarti.

2. Metagrammi

Soluzione: collo, mollo, molla, molta, malta, manta. Questa è una delle soluzioni possibili, ma ce ne sono molte altre.

3. Altri giochi linguistici

anagramma del cavaliere

Soluzione: bici, aglio, limone, dono, orto. La parola nascosta è “baldo”.

Scoprite anche:
🔵 Anagrammi
🟣 Caccia al tesoro (con indovinelli)
🟠 Crucipuzzle
🔴 Indovinelli a trabocchetto
🟡 Indovinelli per bambini
🟢 Indovinelli in rima
🔵 Indovinelli logici e matematici
🟣 Indovinelli sugli animali
🔴 Labirinti
🟠 Parole e frasi palindrome
🟡 Rebus
🟢 Scioglilingua italiani
🔵 Scioglilingua in inglese
🟣 Sudoku
🔴 Trova le differenze
🟠 Unisci i puntini
↩️ Enigmistica per bambini – Tutti i giochi

Tag: anagrammi, anagrammi facili, anagrammi per bambini

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La bambina e il leone canterino

La bambina e il leone canterino

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Cari amici, dovete sapere che, in una casetta come la vostra, abita una bambina di nome Sophie. Ha riccioli biondi, il nasino all’insù e forse, proprio adesso, si sta lavando i dentini come fate voi.

Sapete qual è il suo segreto? Sophie ha una fata per amica: la fata Clorofilla. È strano essere amiche di una fata: vola intorno a te mentre fai i compiti, copre tutti i mobili della stanza con la sua polvere luminosa e, soprattutto, è una gran chiacchierona. Clorofilla (e forse tutte le fate sono fatte così) non aspetta altro che l’ora del tè, per raccontare un sacco di fiabe.

Oggi, ad esempio, Clorofilla ha raccontato a Sophie la storia della bambina e del leone canterino. Volete ascoltarla anche voi? Va bene, chiederemo un piccolo aiuto alla fata.

C’era una volta una bambina che viveva nel cuore dell’Africa. Era un posto meraviglioso: la savana si estendeva a perdita d’occhio, punteggiata qua e là dai baobab nodosi. La bambina viveva libera e ogni tanto si fermava a parlare con i suoi amici animali. Lo sapete vero che gli animali sanno parlare, anche se raramente lo fanno con gli umani?

Il migliore amico di quella bambina era un meraviglioso leone dalla lunga criniera ramata: erano cresciuti insieme e si volevano un gran bene. Un giorno però successe un fatto strano: la bambina sfidò il grande felino ad una gara di karaoke. “Cosa c’è di meglio di cantare insieme!” pensò la piccola, entusiasta. Ma il leone, quando gli propose la sfida, declinò l’invito e si mise a guardare triste l’orizzonte. “Perché non giochi con me?” gli chiese la bambina. “Non so cantare, ecco perché”, rispose il leone, accucciandosi come un gattino. “Ma com’è possibile? Tutti sanno cantare!”.

Per il leone, invece, non era così: si sforzava di seguire i motivetti intonati dalla bambina, ma gli uscivano solo pigolii e strilli acuti. In più, a peggiorare le cose, un branco di iene si era accampato nei paraggi e non facevano altro che ridere ad ogni nota stonata.
“Non ce la farò mai”, disse sconsolato il leone, e si allontanò.

Ma il destino ha sempre in serbo qualcosa di speciale per noi: proprio quel giorno, arrivò un ranger del parco, per controllare che i cuccioli fossero in salute e per tenere alla larga i bracconieri. Il ranger era un grande amante della musica lirica: attraversava la savana a bordo della sua jeep color della sabbia ascoltando la Turandot. Quando passò accanto alla bambina e al leone, i tenori stavano intonando il “Nessun dorma“.

All’alba vincerò… vincerò… vincerooooooooooooò.

All’improvviso il leone ruggì, forte come non aveva mai ruggito fino ad allora: era un ruggito maestoso e aggraziato. Il re della savana stava cantando a squarciagola – rapito dalla musica. La bambina, accanto a lui, sorrise.
“Amico mio, il problema non era il canto, dovevi soltanto trovare la tua musica. Ma io non l’ho capito e pretendevo che canticchiassi come me”.
Fu così che il leone divenne un baritono di grande successo e la bambina divenne la sua più grande fan. Ancora oggi, quando il Sole tramonta e dipinge di rosso la savana, gli animali escono dalle loro tane per sentirlo cantare.

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Lunga è la notte…

Casorati, F. (1955). Incanto notturno

Lunga è la notte

Tratto da: Impastato, G. (2002). Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti. A cura di Umberto Santino

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo
né il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo, infinita.

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Per noi il futuro era una certezza. Per i giovani è una minaccia

Mirò, J. (1956). Tavola 2

Abbiamo deciso di proporvi alcune riflessioni sulla scuola e sui giovani del filosofo italiano Umberto Galimberti. Concordate con il suo pensiero? Ritenete che si possa applicare, in tutto o in parte, alla scuola italiana? Noi riteniamo interessanti le riflessioni sui giovani e sul loro futuro, che dovrebbe essere al centro di qualsiasi azione educativa.
Come sempre, vogliamo sottolineare la libertà del pensiero: non è necessario essere d’accordo; qualsiasi critica costruttiva è ben accetta. Allo stesso tempo, il pensiero deve tradursi in azione, altrimenti rimane un esercizio di stile.

Tratto da: Galimberti U. (2020). Intervento al festivalfilosofia

Provate a chiedere ai giovani che cosa sia il futuro. Per noi era una certezza, per esempio la certezza di trovare un lavoro subito dopo la laurea. Per loro il futuro è una minaccia. Quando io mi sono laureato sapevo che avrei insegnato entro due anni, oggi per loro non è certo così. Se bevono e si drogano lo fanno e vivono di notte è perché di giorno chi li chiama per nome? Chi li prende in considerazione? Hanno il massimo della loro forza dai 15 anni. Hanno il massimo della potenza sessuale ma non possono procreare prima dei 35 anni. Hanno il massimo della potenza mentale a quell’età. Perché non usiamo il grande potenziale che hanno nella loro testa? Il momento ideativo è a quell’età. Ecco la fonte primaria del nichilismo diffuso, manca lo scopo: perché mi devo impegnare? Perché devo vivere?

La scuola non dovrebbe avere solo l’istruzione come scopo. La mente non si apre se non si apre il cuore. Quanti di noi hanno studiato tantissimo alcune discipline grazie al fatto che avevano insegnanti affascinanti e quanti hanno studiato poco o niente perché detestavano alcuni altri professori? Perché la scuola funzioni, per prima cosa deve educare che significa riportare all’ordine emotivo e sentimentale. Altrimenti si resta a livello pulsionale. I sentimenti si imparano, sono doti culturali. Le nostre nonne ci raccontavano le storie e in quelle storie vedevano il bene e il male. Dobbiamo reintrodurre la letteratura nelle scuole, confrontarci con il suicidio, con la gioia. Se tu interiorizzi concetti come gioia, suicidio, disperazione, passione, sei educato, ed eviti di fare le cose tragiche a cui assistiamo periodicamente: che razza di società stiamo costruendo?”

La scuola non dovrebbe prevedere classi con più di 30 alunni altrimenti vuol dire che ha deciso che non intende educare. Le classi non devono avere più di dodici, tredici persone e la scuola dovrebbe approfittare del Covid per fare investimenti strutturali che la cambino per sempre. Il fatto che abbiamo ministri scarsi è perché la scuola non interessa a nessuno

I genitori devono essere espulsi dalla scuola perché la loro presenza evita al ragazzino di prendersi le sue responsabilità. I genitori sono interessati alla promozione e il prof per evitare questioni estive davanti al TAR finisce per promuovere tutti. Ma in questo modo non si costruisce una struttura meritocratica. In Italia siamo ancora cittadini, siamo ancora parenti. E finché non si arriva al merito non avremo nessuna società civile. Questa è la mia riforma della scuola ma non si farà mai.

Vanno penalizzati coloro [insegnanti e professori] che rovinano gli studenti. Ci sono persone che inducono al suicidio, perché aggiungono elementi negativi ad altri elementi negativi già presenti nella testa e nell’esistenza dei ragazzi. Occorrerebbe selezionare i professori con test che valutino la personalità, occorre verificare se il docente ha passione e se è capace di appassionare.

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