Blog

Analfabetismo funzionale: cos’è e quanto è diffuso

L’analfabetismo funzionale è una piaga diffusa, in Italia e all’estero. Colpisce senza distinzione di fascia, ceto e cultura. In cosa consiste? Lo ha chiarito l’Unesco nel 1978:

Una persona è funzionalmente alfabetizzata se può essere coinvolta in tutte quelle attività nelle quali l’alfabetizzazione è richiesta per il buon funzionamento del suo gruppo e della sua comunità e per permetterle di continuare a usare la lettura, la scrittura e la computazione per lo sviluppo proprio e della sua comunità.

Ancora più dettagliata l’Enciclopedia Treccani, che così definisce l’analfabetismo funzionale:

Espressione riferita a quella quota di alfabetizzati che, senza l’esercitazione delle competenze alfanumeriche, regredisce perdendo la capacità di utilizzare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi. L’analfabetismo di ritorno ha dunque effetti determinanti sulla capacità di un soggetto di esprimere il proprio diritto alla cittadinanza (dal voto al diritto all’informazione, alla tutela sul lavoro ecc.) e di potersi inserire socialmente in modo autonomo.

In pratica, un analfabeta funzionale legge e scrive, ma spesso non capisce a pieno il senso del testo che si trova davanti. Risultato? Il proliferare di bufale sul web, di pareri dati sull’onda dell’impulso emotivo, senza in realtà documentarsi adeguatamente. Ma anche, come evidenziato dalla Treccani, la difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale ed esprimere a pieno i propri diritti.

A lanciare l’allarme, già qualche anno fa, era stato il linguista Tullio De Mauro, per il quale gli analfabeti funzionali in Italia sarebbero addirittura l’80 per cento.
De Mauro sostiene, sulla base di indagini statistiche condotte tra il 2000 ed il 2006, che “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
In Italia, secondo quanto segnalato da Il Corriere della sera, i dati Ocse-Piaac del 2016 evidenziano come l’analfabetismo funzionale riguardi il 27,9% degli italiani tra i 16 e i 65 anni, nella drammatica percentuale di uno su tre.
Già in precedenza il progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills – Letteratismo e abilità per la vita), aveva condotto ricerche tra il 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni, denunciando uno scenario sconfortante il 46,1% del campione era al primo livello, il 35,1% al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di competenza più elevata. Insomma, c’è parecchio da fare.


Perché esiste l’analfabetismo funzionale

L’analfabetismo funzionale trova terreno fertile nella disaffezione alla cultura. Anche chi ha le competenze minime di lettura e scrittura, se non le stimola adeguatamente, finisce per perdere la capacità di utilizzarle in maniera costruttiva.

Purtroppo l’analfabetismo funzionale ha delle conseguenze molto preoccupanti: scarsa integrazione nel mondo del lavoro, una socializzazione più difficile ma anche, una incapacità di vivere a pieno la propria vita. Spesso ad incentivare questo degrado mentale ci sono i flussi di informazione sempre più parziali e superficiali, nonché la mancanza di allenamento mentale. Le nostre competenze non sono statiche, vanno coltivate e stimolate. Il modo migliore per farlo è leggere e documentarsi, non perdere la curiosità ed il senso critico.

Come combattere l’analfabetismo culturale

Come dicevamo, l’alfabetizzazione è dinamica e va allenata. Per farlo, occorre insistere sulle competenze di “letteratismo”, un insieme di abilità fa applicare nei diversi contesti della vita quotidiana. In particolare citiamo:

Prose e document literacy: significa saper comprendere testi, grafici, tabelle, raggiungendo i propri obiettivi e accrescendo le proprie potenzialità;

Numeracy: vuol dire saper utilizzare strumenti come rappresentazioni dirette, simboli, formule che modellizzano relazioni tra grandezze e variabili;

Problem solving: è capacità di analisi e soluzione di problemi, ovvero l’attività ragionata in azione, quella del pensiero orientato ad uno scopo in una situazione per cui non esiste soluzione precostituita.

La psicologa Sylvia Scribner, in un saggio del 1984, sintetizzò utilizzando tre metafore le diverse nozioni di alfabetismo (literacy), catturando tre aspetti importanti, seppur non esaustivi:

  • alfabetismo come adattamento, valorizzando la capacità di problem solving e senso critico
  • alfabetismo come forma di potere: anche in senso non egemonico significa poter produrre significati fruibili e comprensibili
  • alfabetismo come stato di grazia, come forma di crescita personale.

A noi piace l’idea di riprendere la metafora adattiva perché valorizza il significato universale di alfabetizzazione: una forma di rispetto e contatto, che favorisce dialogo e confronto.

Analfabetismo funzionale e social network

I social network, fin dalla loro nascita, sono stati nell’occhio del ciclone a proposito del collegamento con l’analfabetismo funzionale. Per la stessa struttura e logica di funzionamento dei social media, è inevitabile che le informazioni spesso non siano accurate o palesemente false o fuorvianti, come le famigerate fake news.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

U. Eco

Di recente Enrico Mentana ha coniato il neologismo “webete”, crasi tra le parole web ed ebete, per indicare le caratteristiche antropologico-sociali dell’analfabeta funzionale che si affaccia al mondo dei social network.

Con la media education combattiamo l’analfabetismo funzionale

Come fare a porre un freno a questo fenomeno dilagante che vede protagonisti in prima persona adulti e adolescenti alle prese con il mondo virtuale e non dell’informazione? La soluzione si chiama media education ed è una disciplina spesso bistrattata ma, ora più che mai, estremamente valida.
Il potere dei media va controllato, non demonizzato, allenando il nostro senso critico e quello dei bambini. Leggere insieme un quotidiano, commentare una notizia, confrontarsi, lasciare sempre aperto il dialogo:ecco  i pilastri per trasformare la media education in uno strumento di crescita e confronto per la famiglia partono dal quotidiano. D. Buckingham, uno dei principali teorici di questa disciplina, sostiene che la media education dovrebbe essere un metodo per esplorare la conoscenza in modo trasversale, critico e creativo.

Gio-Coaching contro l’analfabetismo funzionale

Qui trovate un esercizio di Gio-Coaching da fare in famiglia:

Si tratta di alcuni esercizi di analisi delle fonti e di pensiero critico, particolarmente utili nel mondo del web. Non dimentichiamo, in questo contesto, l’importanza di lettura e creatività per sviluppare un senso critico-creativo utile a vivere bene. Coltivandole in parallelo, combatterete l’analfabetismo funzionale e contribuirete a costruire una società più evoluta e rispettosa, grazie alla consapevolezza e al senso critico.






a cura di Alessia de Falco 

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Origami

origami farfalla cover

GLI ORIGAMI DI PORTALE BAMBINI

Ecco un elenco dei principali origami che abbiamo realizzato. Per ciascuno di loro, su Portale Bambini puoi trovare un tutorial passo-a-passo con le foto per ciascun passaggio.

Origami: l’arte di piegare la carta ed allenare pazienza e fantasia

“Scriverò pace sulle tue ali
intorno al mondo volerai
perché i bambini non muoiano più così”.
Sadako Sasaki e le mille gru

Partiamo da perché, prima che dal cosa. Perché imparare a fare un origami? Perché è un’arte adatta ad ogni età, che richiede soltanto carta, pazienza e fantasia, tre ingredienti che possono essere facilmente reperiti ed allenati sin da piccoli (anzi, fa molto bene farlo!). Conoscere la storia di quest’arte orientale così antica e sempre attuale, ci aiuta a riflettere su quanto la bellezza a volte si concentri in piccoli gesti e la fantasia permetta, partendo da materiali semplici, di ottenere dei capolavori.

Ed ora veniamo al cosa: origami. Che significa questa parola? Letteralmente indica l’arte di piegare la carta, dal giapponese “ori” piegare e “kami” carta. In origine le creazioni di carta erano collegate alla religione shintoista: i primi esempi di origami, detti go-hei, erano striscioline di carta ripiegate geometricamente e unite ad un filo o una bacchetta di legno, per delimitare gli spazi sacri.

Per lo shintoismo, la fragilità della carta simboleggia l’accettazione del ciclo della vita, della rinascita, come i templi che vengono ricostruiti ogni venti anni (un concetto simile all’impermanenza dei mandala, che i monaci realizzano con le sabbie colorate, per poi distruggerli). Ancora oggi in Giappone è diffusa la tradizione di donare un origami a forma di gru, come simbolo di purezza. Nel tempo, gli origami si sono diffusi anche in Occidente, appassionando grandi e piccini che, partendo da un foglio quadrato, scoprono la magia di creare, attraverso una sequenza di pieghe, varietà pressoché infinite di oggetti e animali. A differenza dei primi modelli, oggi non si usano tagli, soltanto pieghe.

Le due sfide degli origami

Viviamo in un’epoca dove, a causa dell’uso e dell’abuso delle tecnologie, spesso trascuriamo le occasioni per sviluppare, attraverso la riscoperta della creatività e della manualità, il pensiero logico spaziale, il coordinamento oculo-manuale e la motricità fine. Sono tutte competenze alla base dell’apprendimento che, per essere allenate, non necessitano di particolari esercizi. Basta che i bambini vengano lasciati liberi di sperimentare, di provare e, anche, di sbagliare. Proporre gli origami ai bambini, ci aiuta a trasmettere due messaggi:

Educazione alla bellezza: creare “cose belle” è un modo per sviluppare l’attitudine all’arte, così come accompagnare i bambini al museo, alle mostre, avvicinarli all’ascolto di buona musica, accostarli agli albi illustrati per la letteratura per l’infanzia.
L’armonia degli origami è un messaggio di bellezza.

Educazione al fallimento (e al successo): la motivazione è alla base dell’educazione. Insegnare l’arte degli origami, che richiedere pazienza e volontà, è un’ottima palestra. Non tutte le ciambelle riescono con il buco: ma già tentare, significa essere arrivati a metà dell’opera. Non dimentichiamo che la sfida dell’educazione sta tutta qui: riconoscere, da adulti quali siamo, che il bambino è competente. E può farcela, se gli stiamo accanto motivandolo.

Gli origami e la tradizione

origami volpe

La tradizione degli origami è affascinante almeno quanto la gamma di creazioni da realizzare con la carta. Qui proponiamo tre delle storie più affascinanti e significative.

La festa delle bambine e dei bambini: nel periodo Heian, noto per la raffinatezza della corte imperiale, una delle feste più attese era l’Hinamatsuri o festa delle bambine.
Protagonista delle cerimonie era una bambola fluttuante, realizzata appunto con la carta, che veniva deposta in una barca di carta, lasciata tra il flutti del fiume, fino ad arrivare al mare. Pian piano, alla semplice bambola si sostituì la creazione di tutta la corte imperiale, negli abiti rituali. Ebbe così origine la festa delle bambine, bambole cartacee sistemate su piattaforme di stoffa rossa, secondo un ordine gerarchico prestabilito.

Le mille gru: in Giappone, a partire dal così detto periodo Edo, uno degli origami più noti è la gru, simbolo di immortalità. Per la leggenda, per vedere esauditi i propri desideri occorre piegare mille gru. E’ un’idea affascinante che ci riporta alla realtà e ci ricorda gli orrori della guerra, ma anche la forza della speranza. Questa leggenda è infatti spesso ricollegata al nome di Sadako Sasaki, una bambina esposta alle radiazioni della bomba atomica. Ammalatasi, com’è capitato a tanti bambini che come lei hanno subito quell’immane dramma, durante la degenza in ospedale provò, senza purtroppo riuscirci, a realizzare le mille gru. Sue sono le parole che abbiamo pubblicato nella nostra introduzione, volutamente, per ricordarci il significato delle gru e il messaggio toccante che vuole restituirci. Sadako non ce l’ha fatta ma è diventata un simbolo di pace: dopo di lei altri hanno cercato di portare a compimento il suo lavoro, terminando di piegare le mille gru. Nel romando di Karl Bruckner, Il gran sole di Hiroshima, è un compagno della bambina a realizzare i modelli restanti, per esaudire il suo desiderio.

La festa delle carpe e della rana
: durante la festa definita Tango no Sekku, i bambini realizzavano delle carpe di carta da appendere all’uscio di casa, per tenere lontani gli spiriti maligni. Questa tradizione si collega strettamente ad un’altra celeberrima usanza, la festa del Kodomo no hi, che prevede, in primavera, di realizzare barchette di carta da affidare alle acque dei fiumi. primaverile durante la quale venivano affidate alle acque di un fiume tradizionali barchette di carta che, secondo l’usanza, avrebbero aiutato le anime dei defunti a raggiungere il loro mondo.
Contestualmente, un’usanza tipica prevedeva la realizzazione delle rane di carta, dette kaeru, come simbolo di buon auspicio per chi si apprestava ad intraprendere un lungo viaggio.

Friedrich Frobel ed il progetto educativo degli origami

Friedrich Froebel fu tra i primi a riconoscere il potenziale educativo degli origami, proponendo la piegatura, “paperfalten” come strumento di lavoro all’interno dei suoi giardini d’infanzia (kindergarten).  Quest’attività rientrava a pieno nel progetto pedagogico dello studioso, che sosteneva l’importanza di attività manuali per promuovere lo sviluppo del bambino e, contemporaneamente, metterlo in contatto con il mondo circostante.

Indipendentemente dalla corrente pedagogica, se ci pensiamo, l’origami racchiude un significato educativo universale: mai fermarsi di fronte alla difficoltà, alla complessità. Procedendo a piccoli passi verso l’obiettivo, piano piano si conquista la meta. Del resto, realizzare l’origami della gru giapponese può essere complesso: ma chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è divertito a piegare un foglio di carta per realizzare un aereo o una barchetta? Partite da lì: ci siete riusciti. Ora potete sperimentare e osare qualcosa di nuovo. La creatività, in fondo, è anche capacità di superare gli ostacoli con la giusta dose di problem solving.

Ecco come cominciare: i materiali

Per prima cosa recuperate la carta, ingrediente base di ogni origami. Potete iniziare con i fogli A4, per impratichirvi, passando poi ai fogli appositi per origami, in vendita anche online. Ci sono varianti che prevedono la carta velina, metalizzata o la “carta sandwitch”, ottenuta incollando più strati di velina uno sopra all’altro. Quest’ultima viene utilizzata per i modelli più complessi.

Giocare con gli origami

Qui di seguito vi proponiamo alcune soluzioni su come utilizzare gli origami nei momenti di gioco con i bambini, in casa o all’aperto.
Per la realizzazione, vi rimandiamo a pubblicazioni specifiche, come ad esempio I miei primi origami di Joel Stern o Magici origami. Facili e per bambini di Rita Foelker.

Origami da viaggio: passatempo per rilassare e calmare i bimbi

Già dai cinque, sei anni, si può iniziare con le prime figure: si tratta di un’attività rilassante, creativa e utile come scaccia noia durante i viaggi.

Se ci pensate al ristorante, in aereo, in treno, basta un piano di appoggio ed un foglio di carta per cimentarsi con nuove creazioni, partendo chiaramente dalle figure più semplici.

Perchè non preparare un piccolo kit portatile? Si possono stampare i modelli dalla rete e recuperare da origami colorata. Se nel vostro kit aggiungete anche pennarelli e adesivi, i bambini potranno anche divertirsi a colorare e decorare le loro creazioni.
Un’idea interessante è studiare quali figure possono essere abbinate al viaggio o alla vacanza che state facendo: un pesciolino o un granchietto se siete al mare, un fiore per la montagna …. Le combinazioni sono infinite, così come le storie che potrete inventare insieme ai vostri piccoli, narrando le avventure dei vostri personaggi origami.

Origami da casa: responsabilizzare i bambini facendoli giocare

Conoscete il gioco “inferno-paradiso”, o quadrato magico? E’ in realtà un origami semplicissimo da realizzare. Potreste ad esempio utilizzarlo per insegnare i piccoli compiti in casa (lo diciamo sempre, imparare la collaborazione, in famiglia e a scuola, è fondamentale). Nella parte interna del vostro origami (sulle pareti diagonali che appaiono aprendo e chiudendo il cartoncino), scrivete dei compiti da svolgere (apparecchiare, sparecchiare, ecc). Sulla parte esterna scrivete delle ricompense che vorreste assegnare ai vostri bambini una volta svolti quei compiti. Un gioco, ma anche un modo per insegnare le regole.

Libri sugli origami

Sugli origami si è scritto molto. Tra i principali autori troviamo il giapponese Akira Yoshizawa, che ha contribuito alla diffusione degli origami nel mondo contemporaneo. Oggi l’antica arte si è arricchita di nuove tecniche, come ad esempio il wet folding, che richiede di inumidire i fogli durante la lavorazione, ed il soft folding, che permette di creare effetti particolari. Vi è poi la cosiddetta variazione degli origami modulari, in cui molti modelli vengono assemblati per formare un unico insieme decorativo. I primi libri occidentali sugli origami risalgono agli Anni Trenta del secolo scorso: Fun with Paperfolding di Murray e Rigney, seguito dal Paper Magic di Robert Harbin (in gran parte basato, a sua volta, sugli studi Gershon Legman).

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Collage con le foto: un modo creativo per ricordare le vacanze

Parlare di album fotografici nell’era del digitale appare quantomeno démodé, se non proprio obsoleto. Le immagini restano custodite nella memoria di smartphone, sul desktop del pc o, nel caso migliore, scaricate in dvd da riguardare sullo schermo. Sicuramente la tecnologia ha i suoi vantaggi, ma il fascino di sfogliare con calma un album delle foto resta indiscutibile.

Eppure digitale e cartaceo possono andare d’accordo e diventare un modo per stimolare la creatività. Come? E’ semplice: con lo scrapbooking, il collage foto che abbina le immagini a decorazioni e disegni, creando poster ed album fotografici unici. Si tratta di una tecnica che nasce nell’Ottocento, proprio con lo sviluppo delle prime tecniche fotografiche. La parola significa “album dei ritagli”, perché proprio di questo si tratta: una tecnica che abbina disegni, fotografie e decorazioni.

I primi esempi li troviamo in Inghilterra, nel XV secolo, quando ancora le foto non esistevano, ma in compenso era molto in auge conservare lettere, poesie e memorie varie. Nel tempo questa tecnica si arricchì con le fotografie, sviluppandosi prevalentemente negli Stati Uniti, dove è tutt’oggi molto diffusa ed utilizzata per feste e ricorrenze (oltre ad album e poster si possono realizzare inviti e biglietti di auguri personalizzati).

Come si realizza un collage foto, con un pizzico di tecnologia

Premettiamo che un collage di foto può essere bellissimo anche senza ricorrere allo scrapbooking. In questo senso ci vengono incontro le tecnologie, che oggi permettono di combinare foto, creare effetti speciali, fare ritocchi quasi professionali, attraverso l’utilizzo di diffusissime app come Instagram o Enlight.

Noi come sempre siamo dell’avviso che si debba prendere il meglio di tutto: in questo caso la tecnologia può essere la base di partenza per ritoccare le foto, giocare sugli effetti, procedendo poi alla stampa e alla personalizzazione in cartaceo. Non è un passaggio obbligato: le foto possono essere bellissime “al naturale”.

App per collage fotografici

Qui vi forniamo qualche suggerimento su software e app per lavorare le foto rendendole un collage. Dopodiché, passeremo alla fase che ci piace di più, ovvero il vero e proprio collage fotografico attraverso lo scrapbooking. Come dicevamo, noi preferiamo procedere in cartaceo, ma nulla vieta di provare soluzioni differenti e, magari, abbinarle.

Instagram: attraverso la specifica funzione layout permette di selezionare ed abbinare foto in un mini poster scaricabile e stampabile.

Shape Collage: è un altro software gratuito, su Windows e su MacOS, per realizzare composizioni di immagini partendo da sagome predefinite, come cuori, rettangoli, cerchi, etc …

Infine, ma ce ne sono molti altri se cercate in rete, vi segnaliamo CollageIt, anche in questo caso disponibile per Windows e MacOS e facilmente utilizzabile.



Cosa serve per fare lo scrapbooking

Se siete curiosi di provare a realizzare il vostro album o poster cartaceo di foto, decorandolo con ciò che la fantasia vi suggerisce, recuperate come prima cosa i materiali che vi serviranno. Qui trovate un breve elenco, per essere certi che non manchi nulla:

Per realizzare la base del collage: cartoncini di diversi colori, formati e spessori, servono a comporre lo sfondo dello scrap.
Recuperate anche carta da regalo, carta da riso, e volendo, anche la carta delle riviste o dei depliants pubblicitari: serviranno a creare motivi e ritagli personalizzati.

Per scrivere frasi o disegnare: vanno benissimo i pennarelli, anche ad acqua; per ulteriori decori potete usare i glitter e le penne in rilievo.

Per tagliare e fissare le immagini: colla (stick va benissimo), forbici, righello, scotch, taglierino.

Per decorare: sbizzarritevi con piccoli oggetti per abbellire il collage: vanno benissimo bottoni, perline, ciondoli, pizzi, nastri, fermacampioni, brillantini, passamaneria, ma anche materiali naturali come sassolini, piccole conchiglie, legnetti, fiori essiccati, sabbia. Un modo per organizzare fantastiche esplorazioni al mare o in montagna alla ricerca dei materiali per rendere ancora più speciali i nostri ricordi.

Le misure di un album: è molto importante scegliere il formato delle foto e stabilire almeno in linea di massima il numero di pagine dell’album e le dimensioni. Solitamente gli gli album possono essere 30×30 cm, 20×20 cm, ma anche sagomati e con misure variabili. I principianti possono partire da fogli spessi o cartoncini A4, da conservare in raccoglitori ad anelli.

Come fare un collage foto con lo scrapbooking

La prima cosa da fare è scegliere il tema che guiderà la nostra narrazione per immagini: le vacanze, le foto di famiglia, gli hobby, qualsiasi argomento stuzzichi la nostra immaginazione. Visto che siamo in piena estate, vi suggeriamo di partire proprio dalle vacanze e di approfittare della ricchezza di mare o montagna per fare scorta di materiali naturali che potrebbero andare ad arricchire il vostro album.

Individuato il tema, scegliete lo stile e i colori per lo sfondo, lasciandovi guidare dal gusto personale. Nello scrapbooking, il collage prevede una mascherina di fondo, che può essere realizzata a mano o stampata. Si procederà poi a incollare le foto e i decori.

Organizzate la narrazione: scegliete quali e quante foto posizionare in ogni pagina, avendo l’accortezza di lasciare lo spazio per il titolo ed il journaling, cioè i testi che andrete ad inserire: vi consigliamo di lasciare degli spazi o di applicare ritagli bianchi qua e là per i vostri appunti, commenti, dediche o semplicemente per fissare luogo e data. E’ il modo migliore per raccontare la vostra storia e, un domani, viverla insieme in famiglia. Un’idea interessante e realizzabile grazie al contributo di genitori e bimbi, è lo studio di una sorta di story line, con una cronologia. Sarà in questo modo molto più facile anche aggiungere i contributi scritti che possono essere anche strofe delle canzoni dell’estate, frasi che ci hanno fatto sorridere, etc …

Collage foto: perché realizzarli con i bambini

Assemblare un poster e decorarlo, o realizzare un album delle vacanze, è uno splendido progetto da realizzare d’estate insieme ai bambini.
Permette di lasciar libera la fantasia, di unire elementi secondo la propria visione del mondo e di lavorare sul ricordo. Al di là dell’aspetto ludico e creativo, lavorare con le foto ha una valenza ancora più profonda: focalizzare l’attenzione sulla dimensione del ricordo. Ricordare non vuol dire soltanto memorizzare, fissare nella memoria, ma lavorare sulla nostra parte emotiva e costruire, attraverso il passato, il nostro presente.

L’esperienza del ricordo, bello o brutto che sia, ci permette di tornare quando ne sentiamo il bisogno a luoghi a noi cari, agli affetti, a passaggi che hanno arricchito la nostra vita. Rivedere il passato, senza ancorarsi ad esso, serve a insegnarci il flusso, la narrazione: a raccontare, per crescere. Ecco perché ci sembra bello riuscire a trovare, partendo dall’estate, un po’ di tempo per lavorare con i bambini sui collage di foto, usando la creatività per lavorare sui ricordi.







Libri su collage foto e scrapbooking

Se cercate qualche idea per lavorare insieme ai bimbi ed ispirarvi, vi segnaliamo Corso rapido di Scrapbooking; un albo per prendere confidenza con le basi e lanciarsi poi con i propri progetti creativi. Se invece cercate la carta colorata per lo scrapbooking, potete trovarla qui.

a cura di Alessia de Falco 

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Quiet Book: manipolare e divertirsi, leggendo

[toc]

Quiet Book, activity Book, busy Book: sono termini che spesso vengono usati indistintamente per indicare un tipo particolare di libri che, nella traduzione letterale, dovrebbero essere “Libri della calma” o “Libri della quiete”.

I quiet book sono piccoli libri tattili, generalmente in stoffa o altro materiale morbido (spesso feltro), utilizzati per far sperimentare ai bimbi più piccoli una serie di attività manuali e stimoli sensoriali.
Spesso rappresentano il primo libro che un bimbo si trova a sfogliare, incuriosito da forme e colori, oltre che dalla scoperta di materiali da toccare.

Ecco un classico quiet book, con le sue pagine in feltro o pannolenci.

I quiet book di solito vengono realizzati con materiali da riciclo, quali ad esempio pezzetti di stoffa, ritagli di feltro, lana, velcro, nastri fibbie e bottoni. Molti artigiani li producono e li vendono anche online.
Per i genitori più creativi è possibile realizzarli a casa: per alcuni modelli, in prevalenza quelli che impiegano il feltro, non è nemmeno necessario cucire. Il feltro è un materiale che non si sfrangia e quindi non ha bisogno di impunture, a tutto vantaggio di chi non ama destreggiarsi tra ago e filo.

Ultimissima precisazione: quiet book e silent book sono due cose diverse. I secondi sono costituiti da una sequenza di immagini illustrate senza parole e, a nostro avviso, rappresentano una tappa successiva nella lettura. Siamo nati per leggere ma, prima ancora, siamo nati per scoprire. I Quiet Book sono l’inizio di questa meravigliosa avventura.

Di seguito trovate alcuni suggerimenti per acquistare o realizzare in casa i quiet book, ma anche una riflessione sui benefici che apportano e sulle fasce di età a cui proporli.

DOVE TROVARE I QUIET BOOK

In commercio è possibile trovare diversi quiet book, specialmente online. Purtroppo, la selezione è ancora limitata, a meno di ricorrere ad un artigiano che realizzi un quiet book personalizzato appositamente per voi. Questa soluzione, però, ha costi che difficilmente scendono al di sotto dei 40-50€.

Ecco alcuni esempi di quel che possiamo acquistare in rete:

TINY BOOK Lumachina (lo trovate su Amazon.it)

quiet book lumachina

Un libro in tessuto morbido, che ricalca il feeling artigianale tipico dei quiet book. Il libro contiene varie attività 3D tipiche dei libri delle attività, come il pesciolino da infilare e sfilare dal suo elastico, una lumachina da infilare e sfilare in una tasca e così via. Secondo noi è il miglior compromesso per chi vorrebbe un prodotto già fatto senza spendere cifre eccessive.

Un altro marketplace online sul quale potete trovare numerose idee artigianali è Etsy. Nei prossimi giorni inseriremo una rassegna dei migliori quiet book disponibili lì.

REALIZZARE UN QUIET BOOK: MATERIALI E IDEE

Non temete: è più semplice di quanto si pensi! Intanto procuratevi feltro o pannolenci su cui potrete ricalcare le sagome dai cartamodelli disponibili in rete, ritagliarle ed incollarle sulla pagina. Ecco i fondamentali:

  • fogli di feltro o pannolenci (con il kit Soledì, acquistabile in offerta su Amazon.it, potrete realizzare un intero libro)
  • velcro per le figure da attaccare e staccare (Himry produce un bel kit da 450 paia di velcri, anche colorati, a meno di 10€)
  • pistola per la colla a caldo se decidete di non cucire le forme in feltro (questa è quella che vi consigliamo sempre, per chi ancora deve recuperarne una)

A questi elementi, ciascuno potrà aggiungere le sue attività preferite: lacci, bottoni, zip, animaletti in feltro, etc. Se volete personalizzare con bottoni o fili, abbiate l’accortezza di fissarli in modo sicuro, così da impedire che inavvertitamente il bambino li stacchi e li metta in bocca. Per il resto: lasciate spazio alla fantasia o, per rendere più personalizzata la vostra creazione, intervistate il piccolo “futuro lettore”.

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO

  • individuiamo come prima cosa il tema su cui lavorare: può essere una favola, immagini tratte dalla vita quotidiana, mezzi di trasporto, animaletti della fattoria, lettere dell’alfabeto
  • proviamo a fare una bozza su carta degli elementi che disegnereste ed applichereste: questo esercizio vi serve a capire come “sceneggiare” la vostra storia e che grado di difficoltà introdurre
  • scegliamo i materiali: definiamo a priori come realizzare il nostro libro di stoffa, pensando a stimolare i sensi del bambino e ad incuriosirlo; possiamo avvalerci di materiali diversissimi tra loro, come ad esempio: plastica e carta, perline, stoffa, pannolenci, tulle, velcro
  • per disegnare i profili da ritagliare sul feltro potremmo utilizzare le formine dei biscotti e, per fissarli, per chi non ha voglia di cucire, va bene anche la colla a caldo

CHE ATTIVITÀ INSERIRE NEL QUIET BOOK?

Come dicevamo, è possibile attraverso un quiet book stimolare lo sviluppo sensoriale e la motricità fine. Di seguito vi proponiamo una galleria di spunti da cui trarre ispirazione:

Alleniamoci a scoprire forme e colori: ad esempio si possono creare pagine in cui si associano forme e colori. Il bambino deve applicare la forma sull’immagine corrispondente.

quiet book forme

Alleniamoci ad aprire e chiudere: le cerniere servono ad allenare la motricità fine: potete usarle per far aprire e chiudere una casetta, un arcobaleno o semplicemente creare un mini pannello sensoriale.

Alleniamoci a mettere e togliere: realizzare una piccola tasca in cui infilare oggetti di cartone o da cui estrarli è una grande idea per lavorare sulla motricità fine e sul concetto di dentro/fuori.

Alleniamoci ad abbottonare e sbottonare: usate bottoni e asole di varie dimensioni per allenare la manualità: potreste creare una ragnatela intorno ai bottini o corolle di fiori da abbottonare allo stelo.

Alleniamoci a contare: utilizzare delle piccole tesserine con i numeri, magari abbinate ad una mano di feltro sulla quale muovere le dita è un ottimo esercizio per imparare a manipolare le quantità.

quiet book

Allacciamoci ad allacciare e slacciare: imparare ad allacciarsi le scarpe è sempre un’impresa: perché non partire con un training divertente, con una pagina dedicata alle scarpine di panno da allacciare? Sono un’ottima palestra per i più piccoli.

quiet book

SVILUPPO SENSORIALE E ATTENZIONE: COLTIVIAMOLI CON I QUIET BOOK

Maria Montessori ci insegna l’importanza della “mano che sfiora, che tocca, che inventa, che accarezza, che costruisce. La mano, strumento che ci rende umani. La mano, organo dell’intelligenza”. Lo sviluppo sensoriale è una tappa cruciale dell’apprendimento ed è propedeutico allo sviluppo cognitivo ed affettivo. Toccare, per un bambino è il primo modo di scoprire il mondo: questa è una grande lezione che possiamo cogliere dal metodo Montessori.

Sempre a questo proposito, la Montessori parla di periodi sensitivi, intendendo quei particolari momenti dello sviluppo in cui le attività sono focalizzate all’apprendimento di determinate competenze. Il Materiale Sensoriale nasce ispirato da questo principio e raggruppa una serie di oggetti a seconda di colori, forma, suoni, peso temperatura e stato di ruvidezza.

… I sensi sono punti di contatto con l’ambiente e la mente esercitandosi ad osservare l’ambiente acquista l’uso più raffinato di questi organi…

… non vi è educazione dei sensi, senza un lavoro totale, dell’intelligenza e del movimento insieme…

… con i materiali sensoriali noi diamo una guida…

… i sensi, essendo gli esploratori dell’ambiente, aprono la via alla conoscenza. I materiali per l’educazione dei sensi sono offerti come una specie di chiave per aprire una porta all’esplorazione delle cose esterne, come un lume che fa vedere più cose e più particolari che al buio non si potrebbero vedere…

M. Montessori, La mente del bambini

Gli strumenti didattici non devono essere dunque intesi come un modo per fare lezione, ma come un contatto con il mondo dei più piccoli, che così sviluppano le loro capacità motorie e mentali. Rappresentano un modo per allenare l’attenzione, la concentrazione e l’autonomia.

I quiet book sposano a pieno questa filosofia: i bambini che si relazionano con questa proposta di gioco vengono catturati dai colori e dai materiali, alla scoperta di sensazioni, stimoli, mondi da esplorare. Per questo vi consigliamo di proporli ai vostri bambini: l’ideale sarebbe provare a realizzarli sulla base delle loro preferenze, ma in ogni caso anche un quiet book pronto all’uso va benissimo e in commercio ce ne sono parecchi davvero interessanti.

A CHE ETÀ COMINCIARE?

I quiet book possono essere utilizzati sin dalla primissima infanzia, dai sei mesi in su. Per i bimbi più piccoli, è preferibile usare fondi e immagini a contrasto, semplici motivi geometrici, rappresentazioni di oggetti comuni e silhouette di animali.

Crescendo si possono introdurre nuove sperimentazioni sensoriali, lavorando sul tatto sull’udito e, perché no, sull’olfatto.  Dopo i 24 mesi, si possono proporre libri con attività di vita pratica (ci si può ispirare ai pannelli sensoriali), grazie anche all’utilizzo di cerniere, bottoni con asola, velcro, bottoni con clip, fibbie, ecc. E’ un modo per allenare la coordinazione oculo-manuale e la motricità fine della mano.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Film per bambini

In questa pagina abbiamo preparato una lista dei nostri film preferiti da guardare con i bambini. Si tratta di classici, affiancati da qualche titolo meno conosciuto e dalle nostre riflessioni su come trasformare il momento film in qualcosa di magico.

60 FILM PER BAMBINI DA GUARDARE IN FAMIGLIA

Questa è la check-list dei nostri titoli preferiti. I primi 20 film della lista sono gli “imperdibili”: secondo noi si tratta di capolavori d’animazione da vedere almeno una volta in famiglia.

  1. La città incantata
  2. Frozen
  3. Dragon Trainer
  4. Il mio vicino Totoro
  5. Big hero 6
  6. Oceania
  7. Ribelle – The brave
  8. Il castello nel cielo
  9. Rango
  10. Zootropolis
  11. Dragon Trainer 3
  12. Dragon Trainer 2
  13. Kiki consegne a domicilio
  14. Il castello errante di Howl
  15. Astro boy
  16. Il gigante di ferro
  17. Mulan
  18. Maleficient
  19. Nightmare before Christmas
  20. Coraline e la porta magica
  21. La fabbrica di cioccolato
  22. Inside out
  23. Ratatouille
  24. Cars
  25. Ponjo sulla scogliera
  26. Il GGG (Grande Gigante Gentile)
  27. Hotel Transylvania
  28. Hotel Transylvania 2
  29. Fantasia
  30. Wall-e
  31. Minions
  32. Bolt. Un eroe a quattro zampe
  33. Gli incredibili
  34. La bella addormentata nel bosco
  35. Biancaneve
  36. Cenerentola
  37. Barbie avventura stellare
  38. Rapunzel – L’intreccio della torre
  39. Nausicaa della valle del vento
  40. Cars 2
  41. Hugo Cabret
  42. Alice in Wonderland
  43. Robin Hood
  44. Shrek
  45. La storia infinita
  46. Kung Fu Panda
  47. Il grande e potente Oz
  48. Il re leone
  49. Galline in fuga
  50. Up
  51. Frankenweenie
  52. La bella e la bestia
  53. A bug’s life
  54. Aladdin
  55. Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro
  56. Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno
  57. L’era glaciale
  58. Le 5 leggende
  59. Mary Poppins
  60. La carica dei 101

ECCO COME RENDERE SPECIALE LA “SERATA CINEMA”

Come abbiamo appena detto, non sentitevi obbligati a scegliere film educativi, a ragionarci sopra a fine visione. Cercate unicamente di trasformare la serata cinema in un momento atteso dai bambini e che possano ricordare con piacere. Di seguito, ecco cosa facciamo noi:

  • Trasformatela in un rituale: scegliete un giorno alla settimana da dedicare ai film; diventerà un momento atteso, un piccolo rituale settimanale
  • Fate una pausa a metà: per i bambini è difficile concentrarsi per l’intera durata del film ma possiamo aiutarli facendo un intervallo a metà. Le prime volte potrebbero rimanere interdetti, ecco perché di solito utilizziamo questo momento per mangiare qualcosa
  • Preparate un piccolo spuntino per l’intervallo: possono essere tramezzini e succo se sceglierete di guardare il film nel pomeriggio, oppure una camomilla o una cioccolata calda per la sera; ad ogni modo, l’accostamento di film e qualcosa di buono da mangiare o bere è sempre garanzia di successo
  • Copertina per l’inverno: è un classico che, al di là dell’apparente banalità, aiuta a ritrovare quel senso di casa e di tepore che i danesi chiamano hygge (e se lo dicono loro, che sono il popolo più felice al mondo…)

COME SCEGLIERE UN  FILM PER BAMBINI

Siamo bombardati da tutte le parti da istruzioni: chi dice di evitare i film violenti, chi quelli che non propongano la parità di genere, chi quelli in cui c’è un animale domestico, proprio perché non dovremmo sottomettere e addomesticare le bestie. C’è una grande confusione, un polverone che rende impossibile dettare delle linee guida sensate per scegliere un film. Forse quindi conviene fare un passo indietro e chiedersi: come sceglieremmo un film per adulti?

Ecco, rispondete a questa domanda, poi adattatela con buonsenso ai più piccoli. Noi ad esempio (utilizziamo il “noi” proprio perché ci troviamo in un campo non scientifico, che ha più a che vedere con l’esperienza personale che non con l’educazione) cerchiamo pellicole che suscitino emozioni, che facciano vivere un viaggio. Ci piace pensare che anche nella semplicità di un film i bambini possano vivere un’esperienza estetica, abituarsi al bello e al fantastico. Non a caso, il nostro regista preferito è Hayao Miyazaki, un maestro della narrativa fantastica.

i film per bambini più belli

I FILM SONO UNO STRUMENTO EDUCATIVO!

I film sono un ottimo spunto per riflettere sul sull’educazione in famiglia. Ha senso trasformare il film della domenica in un’occasione educativa? Dobbiamo fare un cineforum? No, non è necessario: guardate il vostro film in libertà, svagatevi e approfittate per godervi un momento di relax.

Spesso tendiamo a confondere l’educazione con “un’educazione”: quella dell’arricchimento culturale, che vorrebbe sfruttare ogni momento come “mattoncino culturale” (non è proprio così, anche il modello dell’arricchimento culturale è ricco di spunti interessanti, però tende a cristallizzare un po’ troppo i momenti di libertà). E così, diventa “roba da fissati”, qualcosa da evitare a tutti i costi. Non a torto, ma il problema non è l’educazione, ma come noi la interpretiamo.
Educare guardando un film non significa scrivere un trattato sulle emozioni dei personaggi dello stesso, quanto piuttosto imparare a godersi un momento di felicità in famiglia. In questo senso potete lavorare: provate a trasformare il momento film in un’ora di pura felicità. Tenete vicino un succo di frutta e, nella stagione fredda, una copertina e la cioccolata calda. Come potete vedere, non si tratta di ragionare sulla morale della storia o scrivere un tema sui personaggi, ma semplicemente imparare a migliorare la qualità del nostro tempo, cominciando con i piccoli gesti.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Libri sulla resilienza, per grandi e bambini

Nel nostro MINI-SAGGIO sulla resilienza abbiamo citato alcune letture che possono aiutarvi ad approfondire questa tematica.

Perché è importante documentarsi su questo tema?

Pensiamo che leggere saggi e racconti sulla resilienza ci aiuti a lavorare su ingredienti fondamentali come flessibilità, creatività e problem solving.
Resilienza non è solo una qualità fondamentale per sopravvivere alle grandi tragedie, come le guerre e la povertà, ma anche a contesti quotidiani sempre più sfidanti, in un mondo che cambia in fretta e spesso ci coglie impreparati.

A pensarla in maniera un po’ fumettistica, la resilienza assomiglia molto a Robin, l’aiuto fidato di Batman che lo supporta silenziosamente, ma c’è sempre al momento del bisogno. Noi dovremmo riuscire a trovare questo aiuto fidato dentro di noi, prima ancora di cercare il sostegno degli affetti, che restano ugualmente una risorsa preziosa. Lasciamoci dunque ispirare da storie, spunti e riflessioni.

La lettura fa crescere, in ogni campo. Ecco dunque tre libri per adulti e tre per bambini: ve li proponiamo con l’obiettivo di approfondire questa tematica, a seconda dell’età, riflettendo in modo particolare sulle risorse da attivare. Per crescere insieme, in famiglia e al di fuori.

Per mamme e papà

Resisto dunque sono dello psicologo Pietro Trabucchi.

Il libro propone una tecnica che l’autore definisce ABCDE e che ci aiuta a prendere consapevolezza della nostra forza interiore: le reazioni di fronte a una difficoltà dipendono non solo dalla gravità dell’evento, ma anche da come noi lo percepiamo. Qui sta il nostro potere: siamo noi a scegliere il significato da attribuire a ciò che ci accade.

libri sulla resilienza trabucchi

Resilienza e creatività di Cristina Castelli, esperta in psicologia evolutiva

Si tratta di un saggio che parte dall’esperienza in contesti di vulnerabilità ed emergenza, per poi spaziare a processi più strettamente collegati all’ambito familiare. Il testo evidenzia come la creatività possa rappresentare una chiave di lettura per fare del trauma un’occasione di crescita ed esperienza di sé. In particolare l’autrice richiama Winnicott, sottolineando l’importanza del senso di continuità. Esso viene determinato in parallelo dalle relazioni significative che riusciamo a costruire con gli altri e dalle attività simboliche, spesso legate a tecniche espressive e creative come musica, teatro, pittura, fiabe e narrazioni.

Opzione B di Sheryl Sandberg, top manager di Facebook

L’autrice sostiene che molte persone che hanno vissuto un lutto credano fallacemente al “mito delle tre P”: il lutto è Personale (sono responsabile di ciò che è successo); il lutto è Pervasivo (la tristezza si propagherà in ogni dimensione della mia vita); il lutto è Permanente (il dolore non passerà).
Solo dopo aver trasposto le sue emozioni in un diario ed aver ascoltato le parole di un buon amico, Sandberg scoprirà l’opzione B. Si ricomincia, cambiando.

Per i bambini

Il Pentolino di Antonino di Isabelle Carrier

Un albo illustrato delicato e poetico che narra le avventure di Antonino, un piccolo ippopotamo a cui è capitata una disavventura: un giorno gli è caduto in testa un pentolino rosso, senza apparente ragione. Da quel momento Antonino non se ne separa mai, trasformandolo in una fonte inesauribile di risorse: serve per nutrire un gatto, per sedersi ad ascoltare la musica, persino come vaso porta fiori. Per gli amici che lo osservano è un elemento “strano … e anche inquietante”, qualcosa di cui liberarsi. Peccato che, per Antonino, non sia così semplice. Ci vorrà del tempo per imparare a a conviverci, affrontando le proprie paure. Perchè quel pentolino altro non è che un piccolo accumulo di paure, da vincere con l’affetto e la comprensione.

Il piccolo ragno tesse e tace di Eric Carle

Tutto ha inizio una mattina all’alba, quando un piccolo ragno, spinto dalle folate del vento, finisce tra i pali di un recinto, dove inizia a tessere la sua tela. Tutti gli altri animali che pian piano sopraggiungono cercano di distoglierlo dalla sua impresa ma …. Si tratta di una storia affascinante che può essere letta su più piani. Capita di non attribuire la giusta importanza alle azioni altrui o, anche, alle nostre. Un messaggio per i più piccoli, ma anche per gli adulti, che spesso non capiscono l’importanza dei tempi e delle azioni dei bambini, immersi nel loro piccolo mondo fatto di scoperte.
Eli Sottovoce di Laura Bellini

Si tratta di una collana di silent book pieni di illustrazioni evocative. La protagonista è la libellula Eli, piccolo insetto intraprendente che non si arrende mai e che spesso affronta i problemi con una soluzione creativa. Non arrendersi significa trovare nuove prospettive, nuove chiavi di lettura anche quanto le cose non vanno come vorremmo. In questo caso, a parlare sono le immagini, piene di contenuti che spesso la scrittura circoscrive ad un’interpretazione univoca. In un libro senza parole, i bambini sono incentivati a inventare significati, storie, a sentire e parlare il linguaggio delle emozioni. A capire in profondità quello che le parole non sempre possono spiegare.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.