Terza fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La terza fatica che il re Euristeo impose ad Ercole fu la cattura della cerva di Cerinea: avrebbe dovuto portarla a Micene ancora viva. Questa era una cerva consacrata alla dea Artemide, che viveva a Enoe e aveva delle magnifiche corna d’oro massiccio. Inizialmente Ercole non voleva ferire l’animale e la inseguì per un anno intero, cercando di acciuffarla. Infine, quando la cerva si rifugiò sul monte Artemisio, Ercole la ferì con una freccia, mentre stava attraversando un fiume; se la caricò sulle spalle e scese dal monte per tornare a Micene. Mentre tornava a casa, la dea Artemide e il dio Apollo gli sbarrarono la strada: volevano impedirgli di tornare a Micene poiché aveva ferito un animale consacrato a una divinità. Ercole, però, si difese spiegando loro che si trattava di una fatica impostagli da Euristeo per volere di un’altra divinità e che, dunque, lui non aveva colpe. Persuasi gli dei poté fare ritorno a Micene e consegnò la cerva di Cerinea ad Euristeo.
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Seconda fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La seconda fatica che Euristeo impose ad Ercole fu di uccidere l’idra di Lerna. L’idra era un mostro nato e cresciuto nella palude di Lerna, nascosta dalle canne e dagli acquitrini; aveva un corpo immenso e ricoperto di squame, con nove teste: otto teste erano mortali, ma quella di mezzo era immortale. L’idra si aggirava per le pianure che circondavano la palude di Lerna, massacrando gli animali e gli uomini che incontrava lungo la sua strada e devastando quella regione. Ercole partì subito sul suo carro, guidato dal suo fedele compagno Iolao; in breve tempo raggiunse Lerna e lì trovò l’idra che riposava su una collinetta, poco distante dalle sorgenti di Amimone, in cui aveva la sua tana. Per snidarla e attirare la sua attenzione, Ercole cominciò a colpirla con delle frecce infuocate: l’idra, sibilando, si lanciò contro di lui; Una delle teste dell’idra si avvolse intorno ai suoi piedi, mentre Ercole colpiva le teste con la sua clava. Ma ad ogni colpo, una testa si frantumava e al suo posto ne cresceva una nuova. Inoltre, vedendo l’idra in difficoltà, un gigantesco granchio era uscito dalle sorgenti e con le sue chele pizzicava Ercole; in suo aiuto giunse Iolao, che uccise il granchio e gli portò una torcia infuocata. Così, Ercole, dopo aver colpito una testa con la clava, la bruciava nel fuoco e in questo modo le impediva di ricrescere. Quando fu rimasta solo la testa immortale, l’eroe la tagliò con la sua spada corta e la seppellì sotto due metri di terra. Poi, nel punto in cui l’aveva seppellita, ai margini della strada, pose un enorme macigno. In questo modo, nessuno sarebbe riuscito a recuperarla. Infine, Ercole prese le sue frecce e le bagnò nella bile avvelenata che fuoriusciva dal cadavere dell’idra. Ercole tornò da Euristeo portando le frecce avvelenate come prova; tuttavia, il re, poiché l’eroe era stato aiutato da Iolao, si rifiutò di conteggiare tra le dodici fatiche l’uccisione dell’idra e decise che ne avrebbe dovuta aggiungere un’altra.
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Risorse didattiche
Quale fu la seconda fatica che Euristeo assegnò ad Ercole?
Qual’era l’aspetto dell’idra di Lerna?
Quale dei compagni di Ercole lo accompagnò a Lerna?
Quale creatura accorse in aiuto dell’idra di Lerna?
Che stratagemma utilizzò Ercole per evitare che le teste dell’idra potessero ricrescere?
Quali armi aveva con sé Ercole per affrontare l’idra?
Cosa ne fece l’eroe della testa immortale del mostro?
Perché Euristeo decise di non considerare l’uccisione dell’idra tra le dodici fatiche?
Laboratorio narrativo
La descrizione dell’idra che ci fa Apollodoro nella versione originale di questo mito è molto breve: l’idra viene descritta come un mostro a nove teste, una delle quali immortale; scopriamo alla fine del racconto che questo mostro aveva dentro di sé del veleno, quello in cui Ercole intinge le sue frecce. Il mito non si sofferma invece a parlarci delle sue abitudini, del suo aspetto e dei suoi poteri. (in verità c’è una ragione: nell’antichità, i libri erano scritti su papiri, pergamente o tavolette di legno di poche pagine; dunque, bisognava essere sintetici!). Provaci tu. Realizza una carta d’identità dell’idra di Lerna; immagina di dover compilare un “quaderno dei mostri”, in cui inserire tutti i dettagli importanti su questo terribile mostro:
Sputa fuoco?
Sa nuotare bene? Si muove scavando sottoterra? Può volare?
Ha dei denti affilati o un veleno mortale?
Di cosa si nutre?
Naturalmente, dovrai inventare più dettagli possibili e fare in modo che la scheda sia d’aiuto al prossimo eroe che tenterà di sconfiggere l’idra!
PER APPROFONDIRE
Apollodoro (2004), Biblioteca: la più grande raccolta antica di miti, la Biblioteca di Apollodoro è una pietra miliare per tutti gli appassionati del mondo classico
De Crescenzo (2014), I grandi miti greci: un testo per tutti i grandi che vogliono avvicinarsi alle curiosità del mito greco, in modo leggero e quasi irriverente
Milbourne A. et al. (2011), Il grande libro dei miti greci: probabilmente la più bella raccolta di mitologia greca per i piccoli
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Prima fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Si racconta che Ercole, eroe figlio di Zeus, dopo una terribile battaglia, impazzì a causa di Era, una divinità gelosa di lui che l’aveva colpito con un incantesimo. Nel colmo della sua pazzia, l’eroe gettò i suoi stessi figli nel fuoco. Quando tornò in sé, Ercole abbandonò la città; poi, andò a interrogare l’oracolo delle divinità, per sapere come avrebbe potuto rimediare alle sue colpe. L’oracolo, gli disse che avrebbe dovuto mettersi al servizio del re Euristeo per dodici anni: qui avrebbe dovuto compiere dodici fatiche. Ercole fece come gli aveva detto l’oracolo e si recò nella città di Tirinto, su cui regnava Euristeo. Il sovrano, come prima impresa, gli ordinò di uccidere il leone di Nemea e di portagli la sua pelle. Il leone di Nemea era una bestia leggendaria: figlio di Tifone, si diceva che fosse invulnerabile alle armi degli uomini; questa creatura selvaggia terrorizzava gli uomini e gli animali e nessuno osava avvicinarsi a lui. Ercole si diresse subito alla ricerca del leone di Nemea. Dopo due giorni di ricerche, Ercole riuscì a trovare il leone e, da lontano, gli scagliò una freccia. Tuttavia, la bestia era invulnerabile alle armi e la punta della freccia, invece di conficcarsi nella sua carne, andò in mille pezzi. Allora, Ercole prese la sua clava di legno e corse verso il leone, dimenandola per aria. La bestia, colta di sorpresa, arretrò e andò a nascondersi in una grotta lì vicino; la grotta aveva due uscite e se l’eroe fosse entrato da una delle due aperture, il leone sarebbe potuto uscire facilmente dall’altra, intrappolandolo. Ercole sigillò una delle due uscite con delle pietre, poi entrò e si buttò sul leone; poiché non poteva ucciderlo con la clava né con le frecce, gli circondò il collo con le braccia e lo strinse, fino a soffocarlo. Così morì il leone di Nemea, figlio di Tifone. Subito dopo, Ercole prese sulle spalle il leone e lo riportò a Tirinto; si dice che Euristeo, sconvolto per la forza di quell’uomo, si nascose in una giara di bronzo, nei sotterranei.
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Risorse didattiche
COMPRENSIONE DEL TESTO
Perché Ercole andò a Tirinto per servire Euristeo?
Quale fu la prima fatica che Tirinto assegnò a Ercole?
Di chi era figlio il leone di Nemea?
Perché il leone era tanto temibile?
Quali armi aveva con sé Ercole per combattere il leone?
In che modo Eracle uccise il leone di Nemea?
Cosa fece Euristeo in seguito al ritorno di Ercole con la pelle del leone?
Chi era il padre di Ercole?
PER APPROFONDIRE
Apollodoro (2004), Biblioteca: la più grande raccolta antica di miti, la Biblioteca di Apollodoro è una pietra miliare per tutti gli appassionati del mondo classico
De Crescenzo (2014), I grandi miti greci: un testo per tutti i grandi che vogliono avvicinarsi alle curiosità del mito greco, in modo leggero e quasi irriverente
Milbourne A. et al. (2011), Il grande libro dei miti greci: probabilmente la più bella raccolta di mitologia greca per i piccoli
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In questa sezione potete trovare una raccolta di miti per bambini che abbiamo riadattato e illustrato per i più piccoli. La mitologia greca (quella più vicina alla nostra cultura e alle nostre radici storiche) è popolata da eroi, divinità, creature incantate e mostruose che non hanno niente da invidiare ai testi fantastici moderni. Raccontare questi miti è un modo per tenere in vita le nostre tradizioni, ma soprattutto per edificare la cultura a partire dalle storie della buonanotte e dai momenti di svago.
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Il paesaggio – Il paesaggio è l’insieme degli elementi visibili in una determinata parte di territorio. Il paesaggio è composto da elementi naturali, elementi umani e dalle loro relazioni.
Elementi naturali – Sono gli elementi del paesaggio che non sono stati modificati dall’uomo. Sono elementi naturali: il mare, le montagne, le colline, i boschi, gli acquitrini, i prati, etc.
Elementi antropici – Gli elementi antropici o elementi umani (in greco antico anthropos significa “uomo”) sono gli elementi del paesaggio costruiti o modificati dall’uomo. Sono elementi antropici: le case, le strade, le dighe, muri e staccionate, le fabbriche, i ponti, le funivie, i porti, etc.
Elementi naturali modificati dall’uomo – Non è sempre facile stabilire se un elemento del paesaggio è naturale o antropico. Alcuni elementi naturali possono essere modificati dall’uomo: un prato ad esempio può essere trasformato un campo coltivato.
In questa sezione potete trovare le nostre schede didattiche su elementi naturali ed elementi antropici per i bambini della scuola primaria. Cliccate sulle immagini o sui pulsanti per stampare le schede.
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Le origini – Gli Ittiti erano un popolo nomade proveniente dalla Russia che giunse in Anatolia (l’attuale Turchia) in tempi antichi. A partire dal 2500 a.C. gli Ittiti fondarono delle piccole città-stato indipendenti. Queste città commerciavano ed erano in buoni rapporti tra loro, tanto che unirono le forze per ribellarsi al popolo degli accadi che voleva sottometterli.
Il regno ittita – Le città-stato prosperarono per alcuni secoli, poi cominciarono un periodo di declino. Il re Pitanha ne approfittò per unificarle tutte sotto il suo regno, intorno al 1700 a.C. Pitanha fu un re forte ma amante della pace, che trattò con grande rispetto i popoli che sconfiggeva in battaglia assicurando la stabilità e la prosperità del suo regno.
Fine del regno – Il regno ittita dominò l’Anatolia per cinque secoli, fino al 1200 a.C. prima di essere disintegrato dagli attacchi dei Popoli del Mare e dalle ribellioni interne. Con la fine del regno ittita le città-stato tornarono indipendenti fino all’invasione degli assiri, che conquistarono l’Anatolia e sottomisero definitivamente gli Ittiti.
La lavorazione del ferro – Gli Ittiti furono uno dei pochi popoli del tempo che sapevano lavorare il ferro. Questo metallo era molto più resistente del bronzo: gli eserciti equipaggiati con armi e armature di ferro all’epoca avevano un grande vantaggio. Per questo motivo il ferro era considerato più prezioso dell’oro, tanto che il trono dei re ittiti era fatto di ferro.
Scrittura – Gli Ittiti utilizzavano una particolare forma di scrittura chiamata geroglifica anatolica (simile ai geroglifici egiziani, anche se i due sistemi di scrittura hanno origini molto diverse).
Politica – Gli Ittiti avevano leggi moderne e perfino una Costituzione scritta (la più antica del mondo). Non esisteva la pena di morte né la legge del taglione.
Gli Ittiti
In questa sezione potete trovare le nostre schede didattiche sugli Ittiti per i bambini della scuola primaria. Cliccate sulle immagini o sui pulsanti per stampare le schede.
Tag: ittiti, ittiti scuola primaria, schede didattiche ittiti
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