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Favole con morale

Scoprite una selezione di favole con morale in questa sezione di favole per bambini.

Favole con morale

AI VOSTRI BIMBI PIACCIONO LE STORIE?

Non perdetevi le nostre favole sagge per i più piccoli. Cliccate sulle copertine per scoprire i booktrailer dei nostri libri.

Favole sull’amicizia con morale

IL LEONE E IL TOPO: Una delle favole più famose di Esopo, che insegna l’importanza dei piccoli gesti verso i propri amici.
LA COLOMBA E LA FORMICA: Un’altra favola, sempre di Esopo, con una morale simile a “Il leone e il topo”, che racconta dell’amicizia tra due animali molto diversi.

Favole con morale: “Chi la fa l’aspetti”

LA VOLPE E LA CICOGNA: Una favola breve che insegna a non prendersi gioco degli altri e specialmente dei propri amici. Infatti, chi subisce un torto, nella maggior parte dei casi, cerca vendetta.
AL LUPO! AL LUPO! Una favola che insegna a non raccontare bugie per prendersi gioco degli altri. Infatti, chi è solito raccontare frottole non viene più creduto dagli altri, nemmeno quando ha ragione.

Favole brevi con morale

IL CORVO E LA VOLPE: Questo racconto offre due insegnamenti preziosi: 1) Chi troppo vuole, nulla stringe. 2) Attenzione a chi ci riempie di complimenti; spesso vuole soltanto imbrogliarci.
I DUE MULI: Una favola che insegna a non ostentare la propria ricchezza. Questo infatti non solo ci rende sgradevoli, ma comporta anche grandi rischi.
LA CICALA E LA FORMICA: Una favola che insegna ad essere operosi e previdenti. Chi nulla fa, nulla ottiene: questo insegnamento vale tra gli insetti, ma anche tra gli esseri umani, adulti o bambini che siano.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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Tag: favole con morale, favole con morale per bambini, favole morali, storie con morale

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La spirale delle emozioni

La spirale delle emozioni positive. Quando sperimentiamo un’emozione positiva, entriamo in una prima fase di ampliamento. In questa fase, siamo propensi a stringere nuove relazioni o a consolidare quelle esistenti, condividendo la nostra gioia con gli altri; tendiamo anche ad utilizzare il pensiero narrativo, immaginando un futuro radioso o rivivendo nuovamente l’evento che ci ha portato a quelle emozioni. Infine, siamo più propensi ad impegnarci in nuove attività, fisiche o intellettuali. Questo stato di apertura da vita a una vera e propria spirale delle emozioni positive: infatti, a partire dalle relazioni, dall’impegno in nuove attività e dal pensiero narrativo possiamo costruire risorse personali durevoli (conoscenze, abilità, sostegno sociale, resilienza). Queste risorse permangono anche dopo che le emozioni positive che le hanno generate si disperdono. Questo, ci porta a sperimentare uno stato di benessere e appagamento, oltre a migliorare le nostre capacità di sopravvivenza e, soprattutto, di adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Laboratorio creativo

Per generare un micro-momento positivo e innescare questa spirale, abbiamo progettato un laboratorio creativo, “La torta del cuore”. Si tratta di una breve filastrocca che i bambini dovranno completare scegliendo gli ingredienti per la propria torta del cuore. A seguire, una scheda operativa nella quale i bambini dovranno disegnare la torta che hanno preparato. Per finire, ciascun pasticcere del cuore dovrà scegliere a chi donare la sua torta in un momento di condivisione.

La torta del cuore

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Nella cucina del cuore
c’è un piccolo pasticcere;
sta preparando con amore
una torta che possa piacere:
mezzo chilo di (dolcezza),
due tuorli di (gentilezza),
un cucchiaio di (sincerità),
una tazza di (positività).
Che torta ha preparato?
Diccelo tu che l’hai aiutato!

Le parole tra parentesi () non sono presenti nella scheda da stampare: saranno i bambini a sceglierle tra gli ingredienti proposti.

Schede da stampare

Filastrocca: La torta del cuore

Scheda operativa: La torta del cuore

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

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Intelligenze multiple: cosa sono e perché è importante conoscerle

Ciascuno di noi non possiede una sola forma d’intelligenza, ma molteplici! Sono le intelligenze multiple e rappresentano una delle più importanti scoperte scientifiche degli ultimi decenni.

Le intelligenze multiple

Lo psicologo americano Howard Gardner ha individuato e descritto nove intelligenze diverse (le famose intelligenze multiple):

  1. Linguistica, cioè l’intelligenza legata alla capacità di utilizzare il linguaggio nei suoi registri e nelle sue sfumature;
  2. Logico-Matematica ovvero l’intelligenza che governa la deduzione, la riduzione a schema e la logica;
  3. Spaziale: è l’intelligenza legata all’orientamento, alla memorizzazione dei dettagli relativi allo spazio e all’astrazione delle figure spaziali;
  4. Corporeo-Cinestesica cioè l’intelligenza legata alla padronanza del proprio corpo;
  5. Musicale: è l’intelligenza che permette di riconoscere suoni e costruzioni armoniche, oltre a favorire il canto e l’uso degli strumenti;
  6. Intrapersonale: è la capacità di comprendere se stessi e di riflettere questa comprensione nel campo delle relazioni, sul lavoro e nello studio;
  7. Interpersonale: è la capacità di comprendere gli altri, di stringere relazioni interpersonali di qualità e di empatizzare (è molto simile all’intelligenza emotiva di Salovey e Goleman);
  8. Naturalistica: l’intelligenza legata al riconoscimento e alla classificazione degli enti naturali, come piante e animali;
  9. Esistenziale o Teoretica: è legata ai temi della speculazione teoretica, come l’esistenza dell’uomo, alle astrazioni e al ragionamento legato alle categorie concettuali.

Lo stesso Gardner, però, ha detto che esistono molte altre intelligenze. Tuttavia, enumerarle e descriverle tutte sarebbe pressoché impossibile.

Intelligenze multiple a scuola e nella vita

Purtroppo, i programmi scolastici attuali limitano lo sviluppo e la valorizzazione delle intelligenze multiple. L’intelligenza interpersonale e quella intrapersonale, ad esempio, trovano pochissimi ambiti di applicazione scolastica. Eppure, essi sono fondamentali per la formazione di uomini politici e professionisti della relazione (psicologi, insegnanti, educatori). Forse non è un caso che le categorie che si trovano più spesso sotto accusa, nel nostro paese, siano politici ed insegnanti. Anche l’intelligenza musicale e quella corporea sono relegate a qualche “buco”, nonostante siano componenti essenziali dell’educazione.

Ciascuno di noi possiede un qualche grado di ciascuna intelligenza. Logicamente, il compito di una buona scuola dovrebbe essere quello di stimolarle tutte, lavorando sulle debolezze e insistendo sui punti di forza di ciascuno, tuttavia non sempre accade. Niente paura: infatti esistono tante strade diverse per integrare le intelligenze multiple all’interno della didattica. L’importante è conoscerle e sapere che sono tutte importanti.

intelligenze multiple

Bibliografia / Sitografia

  • Gardner, Howard (1983) stati d’animo: la teoria delle intelligenze multiple, Basic Books, New York
  • Bruner, J (1960) Il processo di educazione , Harvard University Press, Cambridge
  • Gardner, H., (2013). Formae mentis, Feltrinelli, Milano
  • Gardner, H., (2008), Multiple Intelligences, Basic Books, New York
  • Gardner H., Lo Iacono G., (2005), Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento, Erickson, Trento

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I serpenti d’Irlanda

Vi presentiamo una leggenda curiosa legata alla vita di San Patrizio, santo patrono d’Irlanda.

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I serpenti dall’Irlanda

Secondo un’antica leggenda, l’Irlanda era infestata dai serpenti, che terrorizzavano i suoi abitanti e seminavano il panico. Per liberare l’isola, San Patrizio salì sulla cima del monte Croagh Patrick e rimase in preghiera per quaranta giorni e quaranta notti. Poi, dopo aver costruito una piccola chiesa sulla sommità della montagna scagliò giù dalla montagna la campana di bronzo. Rotolando dalle pendici del monte, la campana fece un tale rumore che tutti i serpenti d’Irlanda si buttarono in mare per la paura e non ci tornarono più. Ecco perché oggi, in Irlanda, non è rimasto neanche un serpente ed ecco perché invece esistono i serpenti marini.

leggenda san patrizio serpenti irlanda

Miracolo o scienza?

Questa leggenda fu scritta da un monaco nel XII secolo, per spiegare ai lettori un fatto molto curioso: in Irlanda non esistono serpenti! Oggi sappiamo che il merito non è San Patrizio: già i romani, quando conquistarono Irlanda e Inghilterra (allora conosciute come Britannia) alcuni secoli prima della nascita del santo, si accorsero che sull’isola non c’era traccia dei serpenti. Ma perché? Secondo gli scienziati è a causa del clima: l’Irlanda si separò dal continente europeo durante l’ultima Grande Glaciazione. A quell’epoca il clima era troppo rigido per consentire la vita dei serpenti. Dopo la fine della Glaciazione, i serpenti hanno popolato tutti i continenti, ma nessuno di loro è riuscito ad attraversare l’Oceano a nuoto per raggiungere l’Irlanda!

Le isole presentano ecosistemi naturali davvero particolari e l’Irlanda non è l’unica eccezione. In Nuova Zelanda, ad esempio, non esistono mammiferi ad eccezione di poche specie di pipistrelli mentre in Madagascar non esistono predatori carnivori, ad eccezione del Fossa, un puma in miniatura (arriva a pesare al massimo 10 kg). Purtroppo, la presenza dell’uomo rischia di rovinare per sempre questi habitat naturali.

Miti e leggende eziologici

Miti e leggende che spiegano le origini di un fenomeno naturale si chiamano eziologici (dal greco antico “ethos”, che significa origine). Oggi la scienza è in grado di spiegare la maggior parte dei fenomeni naturali, ma un tempo non era così e si utilizzavano questi racconti. Ecco alcuni esempi:

  1. Il mito di Ade e Persefone spiega perché esistono le stagioni.
  2. Il mito di Aracne spiega perché esistono i ragni.
  3. La leggenda di Re Laurino spiega perché le Dolomiti, al tramonto, si tingono di rosso.

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La fantasia non è un “lupo cattivo”

“Che cos’è un tavolo, per un bambino di un anno, indipendentemente dagli usi che ne fanno gli adulti? È un tetto. Ci si può accucciare là sotto e sentirsi padroni di casa: di una casa su misura, non così grande e terribile come la casa dei grandi. Una sedia è interessante perché si può spingere qua e là, per misurare la propria forza, la si può rovesciare e trascinare, attraversarla in più sensi.

Il tavolo e la sedia, che per noi sono oggetti consumati e quasi invisibili, di cui ci serviamo automaticamente, sono a lungo per il bambino materiali di un’esplorazione ambigua e pluridimensionale, in cui si danno la mano conoscenza e affabulazione, esperienza e simbolizzazione. Mentre impara a conoscerne la superficie, il bambino non cessa di giocare con essi, di formulare ipotesi sul loro conto. Dei dati positivi che immagazzina, non cessa di fare un uso fantastico.

Dalla constatazione nasce una domanda: facciamo bene a raccontargli storie di cui sono protagonisti gli oggetti di casa o rischiamo di incoraggiarlo nel suo animismo e artificialismo, a danno del suo spirito scientifico?
Riferisco la domanda più per scrupolo che per preoccupazione. Giocare con le cose serve a conoscerle meglio. E non vedo l’utilità di porre limiti alla libertà del gioco, che sarebbe come negarne la funzione formativa e conoscitiva. La fantasia non è un “lupo cattivo” del quale si debba avere paura, o un reato da tallonare in permanenza con un puntiglioso pattugliamento.
Toccherà a me, di volta in volta, capire se il bambino in un dato momento del suo interesse per le cose desidera informazioni sul rubinetto o vuole “giocare con il rubinetto”, per ricavarne a suo modo le informazioni che gli servono”.

(da G. Rodari, Grammatica della fantasia)

Laboratorio creativo

In questo laboratorio creativo c’è una filastrocca da salvare! Infatti, la filastrocca tutta grigia è intrappolata da anni dentro una vecchia valigia. Ha bisogno di qualcuno che la spolveri per bene e le doni un tocco di colore e di allegria. Leggete la filastrocca qui sotto, poi provate a disegnarla su un foglio insieme ai bambini. Per finire, scrivete all’interno della sagoma della vostra filastrocca qualche rima divertente.

Se volete visualizzare la filastrocca interattiva a schermo intero, cliccate sul pulsante qui sotto:

Filastrocca tutta grigia

Bibliografia

  1. G. Rodari, Grammatica della fantasia, introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi, 2010 (ed. originale 1980)

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La leggenda delle zeppole

Questo racconto fa parte della raccolta “Festa del papà: idee e letture

LEGGETE ANCHE: Filastrocche per la festa del papàStorie di Pasqua per bambiniStorie e racconti di primavera

La leggenda delle zeppole

Testo (a cura di): Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Sapete perché il giorno della festa del papà si mangiano le zeppole?

C’era una volta un vecchio falegname che intagliava una sedia seduto sulla soglia della sua bottega. Accanto a lui, un bimbo giocava tra i trucioli di legno. Il Sole stava per tramontare quando un vecchio mendicante vestito di stracci passò accanto alla bottega; sembrava stanco e affamato. Si inginocchiò e chiese: “Per favore, datemi qualcosa da mangiare e da bere”. Il falegname si alzò, posò i suoi attrezzi e aiutò il mendicante a rimettersi in piedi. Poi lo accompagnò dentro la bottega e lo fece sdraiare su una stuoia.

“Riposati un poco” gli disse, porgendogli una caraffa d’acqua fresca. “Purtroppo non ho nient’altro da darti. Abbiamo finito il pane ma presto mia moglie sarà a casa e preparerà la minestra con le erbe. Se vuoi puoi fermarti a cenare da noi”. Il mendicante bevve con avidità e ringraziò il falegname per la sua cortesia.

“Non posso fermarmi. Devo rimettermi in cammino, ma non preoccuparti: hai fatto moltissimo per me. Posso sapere qual è il tuo nome? Questa sera pregherò anche per te”.
Il falegname rispose: “Il mio nome è Giuseppe”. Poi sospirò triste, mentre accompagnava il vecchio mendicante fuori dalla sua bottega. Avrebbe tanto voluto offrirgli qualcosa di più.

Il suo sguardo si posò sul bambino, che stava ancora giocando accanto all’ingresso. Quale fu la meraviglia di Giuseppe quando si accorse che i trucioli di legno ai piedi del bambino si erano trasformati in paste fragranti ricoperte di miele, che sembravano appena uscite dal forno. Gesù – era questo il nome del bambino – sorrise al mendicante, poi afferrò con delicatezza uno di quei dolci e glielo porse.

Da allora, il 19 marzo, quando si festeggia San Giuseppe, si preparano dei piccoli dolci di pane arrotolati come i trucioli di legno e farciti con la crema: le zeppole di San Giuseppe.

leggenda delle zeppole san giuseppe festa del papà

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