IL GIOCO

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un giocatore
che detestava il gioco:
amava esser vincitore.
Ce n’era un altro che amava giocare
vincitore o vinto,
c’è sempre da imparare.
Ironia della sorte: il secondo,
dopo tante sconfitte,
diventò il campione del mondo.

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IL SIGNIFICATO DI QUESTI VERSI

Questa filastrocca sintetizza in pochi versi un concetto molto, molto più grande. Introduce il tema del successo e del raggiungimento dei propri obiettivi, ma sarebbe sbagliato ridurre questa narrazione breve ad un “come si vince, come si perde”. Allo stesso modo, non è corretto dire che, “proprio come insegna la filastrocca, vincere o perdere non fa differenza, perché l’importante è partecipare”. Raggiungere i propri obiettivi conta eccome nella vita! Il punto è un altro: l’errore è considerare la vittoria come l’obiettivo della propria vita.
Ecco che entra in gioco la mentalità di crescita (growth mindset), il cuore della nostra narrazione in rima. Possiamo riassumere la ricerca scientifica sulla mentalità di crescita distinguendo due diverse mentalità: una statica (fixed mindset), secondo cui l’intelligenza e l’abilità sono “numeri” immutabili ed una di crescita (il growth mindset appunto); chi ha una mentalità di crescita, invece, ritiene che si possa sempre migliorare, a patto di saper imparare da ogni evento che ci accade .

Per coloro che hanno una mentalità statica, le sfide (competizioni sportive, test e verifiche, etc.) sono occasioni in cui gli individui dimostrano la propria intelligenza o le proprie abilità; colui che vince è il più intelligente, mentre gli altri sono gli stupidi. Purtroppo, questa convinzione porta le persone con una mentalità statica ad evitare le sfide difficili e a confrontarsi solo in quei campi in cui sanno di poter strappare una vittoria facile. Infatti, cosa ne sarebbe della loro autostima se non dovessero farcela, se dovessero fallire? La mentalità statica è la mentalità del giudizio, della classificazione e del senso di superiorità.
La mentalità di crescita, al contrario, parte da un punto di vista completamente differente: quello del processo. A prescindere da come finirà la sfida, ci saranno numerose occasioni per imparare, migliorare e mettersi alla prova. E non conta il risultato, perché intelligenza e abilità possono crescere, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione (fatto, peraltro, appurato dagli studi neuroscientifici sulla plasticità cerebrale). La mentalità di crescita raccoglie qualsiasi sfida, ma non si accontenta di questo: è una mentalità che le sfide le genera. La sfida, per chi ha una mentalità di crescita, diventa un oggetto d’amore, proprio come il giocatore della filastrocca, che amava giocare. Non importa il risultato: il vero obiettivo è imparare.
Ed eccoci giunti al succo del discorso, al messaggio vero della filastrocca: non vincere, ma crescere. Questo è ciò che conta davvero. È questo il valore che ci auguriamo di trasmettere (a te lettrice/lettore, ma anche a tutti i bambini del mondo) e che ci auguriamo venga raccolto.
Chi vive sapendo che c’è sempre qualcosa da imparare – e si sforza di farlo – vive saggiamente e felicemente.

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APPROFONDIMENTI

  • Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo” (2019, Franco Angeli) è un classico a proposito della mentalità di crescita. Scritto dalla dr. Carol Dweck (la massima studiosa mondiale di questo campo), è il libro che ha aperto una nuova frontiera dell’educazione, scolastica e non solo. Se sei interessata/o ad approfondire la mentalità di crescita, questo libro è una lettura obbligata. 

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